The startup- accendi il tuo futuro

  • Film
  • Durata: 97 minuti
  • Cast:  Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Luca Di Giovanni
  • Regia: Alessandro D’Alatri

Matteo Achilli è un diciottenne con la passione per il nuoto che dopo l’ennesima porta in faccia perchè “figlio di nessuno” e con il padre che ha perso il lavoro si ritrova a ideare e poi creare un social network che stili una classifica degli iscritti per permettere di trovare il lavoratore perfetto senza raccomandazioni.
Matteo a soli 20 anni si ritrova davanti un mondo del tutto nuovo e un nuovo modo di affrontare la vita e i problemi, gli amori, le amicizie, la famiglia.

The startup è probabilmente uno dei film italiani più rivoluzionari che ho visto fino ad ora, si parla di tematiche concrete che vanno oltre l’amore adolescenziale e la crisi economica.

Si toccano temi fino ad ora poco esplorati dal cinema italiano e si va oltre raggiungendo nuove vette restando sempre leggeri e mai volgari.
Si parla di un ragazzo convinto nel voler portare avanti la sua idea da solo, senza vendere mai il suo prodotto al miglior offerente per potersi permettere una vita più agiata.
Si tratta di un ragazzo che sfida il mondo degli adulti, ne entra prepotentemente a far parte e ne butta giù tutti i pilastri portanti.

Si tratta di un ragazzo che vive in un limbo tra il mondo degli adulti e quello dei giovani, tra due mondi che spesso vanno a scontrarsi senza mai unirsi, di due mondi che man mano si comprendono, ma che non si accostano mai.

Il film è super consigliato sopratutto ai più giovani perchè porta avanti un grande messaggio “Se vuoi qualcosa alza il culo e vattela a prendere” nonostante le difficoltà, le rinunce, le sconfitte.

Qui il trailer  

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Riassunto breve e dettagliato di un Natale andato a male

“Finalmente è il 6 Gennaio.

Era un fottutissimo anno che aspettavo il natale per raggiungere un minimo di serenità, anche fasulla, poco importava, mi interessava raggiungerla almeno all’apparenza.
Invece no, il 2017 ha deciso di concludersi in bellezza con una stangata che mi ha fatta cadere dritta con le ginocchia su un cumulo di mattoncini lego (non so se rendo l’idea).

Quindi si, finalmente è il 6 Gennaio, le feste sono finite, il buonismo è stato esaurito e ognuno può tornare a disprezzare chi vuole in assoluta libertà.
Quindi si, finalmente è il 6 Gennaio, smontiamo l’albero; quest’anno lo avevo anche fatto con un certo amore, ci tenevo che andasse tutto bene, i regali, il cibo, le giocate a carte durante le quali io non avrei vinto nulla.

Niente di tutto ciò si è avverato.

Sarà che ormai siamo grandi e alla magia del Natale non ci crediamo più, non servono neanche i film della Disney che vanno in onda sui vari canali per donarci un po’ di magia perchè noi ormai semplicemente siamo adulti.
La verità è diversa, la gente se ne va senza un motivo preciso, ti fa soffrire giusto per il gusto di farlo, ti tratta come uno straccio perchè “chi se ne frega?!” io” risponderei, ma sto zitta.

Finalmente è il 6 Gennaio, riponiamo negli scatoloni tutti gli addobbi, sigilliamoli bene cercando di metterci dentro anche qualche ricordo di troppo, facciamolo per noi, è finito il Natale, non il mondo.
E poi tra dodici mesi arriverà di nuovo e magari sarà migliore, o forse peggiore.

L’importante è che passi.

 

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2018 per favore be bravo

2018 per favore be bravo, è una supplica questa, più che una richiesta.
I tuoi amici 2016 e 2017 hanno fatto a gara a chi è stato  più stronzo e con soli cinque giorni di vantaggio ha vinto il 2017.

Ora, visto che un vincitore ufficialmente ce l’abbiamo, che dici se cambiamo gara quest’anno e cerchiamo di non farmi venire crisi nervose (con successive irritazioni cutanee) all’incirca ogni quindici giorni?
Mi sembra fattibile, no?

Non ti chiedo di essere perfetto, nessuno lo è, è giusto che tu abbia le tue imperfezioni, è giusto che ti lasci andare una volta ogni tanto, ma per favore, per favore, contieniti.

Io, dal canto mio prometto di non farmi illusioni, perdere tempo dietro le persone sbagliate, crearmi troppe aspettative e innamorarmi delle teste di cazzo; proverò a sforzarmi un po’ di più, ad innamorarmi delle cose belle, amare la mia famiglia, voler bene ai miei amici e non perdere tempo in cavolate.

Prometto di non crearmi grandi aspettative nei tuoi confronti, così non resterò delusa e non ti darò la colpa, però tu per favore impegnati.
Mi impegnerò anche io, a prendermela di meno, a fottermene di più, a viaggiare, a fare tante foto, tanto sport e mangiare meno schifezze, a bere più tisane, a farmi più amici, ad uscire di più, a divertirmi davvero.

Caro 2018, mi impegnerò a prendere la vita con più leggerezza che tanto, in un modo o in un altro non ne esci intero comunque, mi impegnerò ad amare di più, lontano dai soliti chichè banali, mi impegnerò a dimostrare il mio amore, a vivere le mie passioni, a sconfiggere l’apatia con il sorriso.

Io mi impegnerò, ma per favore, fallo anche tu.

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La signora dello zoo di Varsavia

  • Film
  • Durata: 127 min
  • Cast:  Jessica Chastain, Daniel Brühl, Johan Heldenbergh, Michael McElhatton.
  • Regia: Niki Caro

“Antonina Żabińska e suo marito Jan, i proprietari del grande zoo di Varsavia, dopo aver protetto e salvato per tutta la vita migliaia di animali, durante la seconda guerra mondiale, l’occupazione nazista e le persecuzioni raziali decidono di modificare i loro intenti e cominciare a salvare vite umane.”

 

Non sono riuscita a sbilanciarmi più di tanto nella descrizione della trama per un semplice motivo, è un film talmente ben architettato, talmente bel delineato, del tutto coerente con i fatti storici, con i fatti umani e sociali del periodo che descriverne la trama consisterebbe nello spoilerarvi tutto il film.

Un film che dura due ore, che però sembrano volare davanti un susseguirsi delle scene del tutto naturale che fa del film un piccolo capolavoro.
Gli attori, tutti fantastici dal primo all’ultimo, sono del tutto calati nei vari personaggi in modo talmente profondo da far emozionare in scene per le quali non ci sarebbe un reale motivo per emozionarsi.

Questo film mi ha colpita dritta allo stomaco per la sua crudeltà raccontata con una leggerezza senza paragoni, sono uscita dalla sala con lo stomaco chiuso e con il mal di testa ma con una coscienza diversa, la coscienza che nel mondo può ancora esistere del bene.

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Qui il trailer

Stop.

Arriva un certo punto nella vita di tutti noi, in cui si comincia ad essere stanchi.
Stanchi di tutto, senza una ragione precisa.
Si è stanchi di chi pretende tanto senza mai dare nulla, di chi se la prende costantemente con le persone sbagliate pur di non arrabbiarsi con l’unica che si merita davvero le urla e gli insulti.

Si è stanchi di essere sempre disponibili, sempre buoni, sempre sacrificati per chi non fa nulla di tutto ciò, ma lo pretende dagli altri.
Si è stanchi della mediocrità delle persone che vengono a parlarti solo per ottenere qualcosa, mai per piacere.
Si è stanchi di chi si crede furbo quando in realtà non lo è, dei ventiquattrenni che si comportano come undicenni.

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Arriva un punto nella vita di tutti in cui bisogna dire “stop“.
Basta a chi non c’è mai stato, a chi mi ha salvato sul cellulare come “passaggio per quando sono troppo ubriaco per guidare”, a chi non mi rispetta, non mi ama, non mi merita, mi critica, mi spiazza, mi butta giù, mi demoralizza.
Basta a chi mi chiama all’una di notte per raccontarmi i suoi “problemi” e poi cancella il mio numero, basta a chi fa il cazzo che vuole con le persone, con i sentimenti.
Basta a chi fa scontare agli altri le pene per la propria solitudine, ma non lo capite che il problema siete voi?

Siamo italiani

Siamo italiani, mano sul cuore durante l’Inno di Mameli e carta sporca buttata fuori dal finestrino.
Siamo italiani, la politica allo sbaraglio ma la cosa più preoccupante è che la Rodriguez ha tradito Monte.

Siamo italiani, facciamo aspettandoci sempre qualcosa in cambio, ascoltiamo la musica più figa, vestiamo più alla moda, mangiamo meglio degli altri.
Siamo italiani, l’amico del cugino del fratello del mio compagno di banco alle superiori è nella polizia municipale, tranquillo te la annulla lui la multa per divieto di sosta.

Siamo italiani, i cibi più buoni, i cuori più aperti, con una certa insicurezza per l’ultima.
Siamo italiani, popolo di migranti e “Tornatevene nel vostro paese” ai rifugiati politici.

Siamo italiani, lavorare il meno possibile per guadagnare di più, lamentarsi perchè nulla va mai come vorremmo, pretendere quando nulla ci è dovuto.
Siamo italiani, pronti ad emigrare per trovare di meglio e buttare fango sulla nostra terra, sui nostri amici, sulla nostra famiglia.

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Siamo italiani.
Ma abbiamo anche dei difetti.

Mine

  • Film
  • Durata: 106 min
  • Cast: Armie Hammer, Annabelle Wallis,Tom Cullen
  • Regia: Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

 

Mike Stevens è un cecchino dei Marines di ritorno da una missione fallita con il compagno nonché grande amico. 
Sono nel bel mezzo del deserto quando si ritrovano in un campo minato e l’amico rimane gravemente ferito mentre Mike si accorge in tempo di aver messo il piede su una mina.

Da qui comincia l’ “avventura” di Mike che si ritrova da solo nel deserto, con poco cibo, niente acqua e dei soccorsi che non arriveranno prima di 52 ore.
Da questo momento lasciamo perdere la mina sotto il piede del soldato e cominciamo a conoscere il protagonista attraverso le tante allucinazioni dovute dalla situazione, le storie con il padre, i motivi per i quali è voluto partire, l’amore della sua vita, tutto passa davanti agli occhi di Mike e anche davanti ai nostri facendoci rivivere le gioie e i dolori di una vita sul filo del rasoio.

Il film è una boccata d’ansia unita a tanta, tantissima tristezza e quasi a un senso di smarrimento che colpisce lo spettatore alla fine del film lasciandolo con l’amaro in bocca.
Fantastici gli accostamenti tra il piede sulla mina e le mine immateriali che tutti i giorni calpestiamo senza accorgercene e che ci fanno morire dentro, lentamente, sempre po’ di più.

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E’ un film semplice che rappresenta un uomo inginocchiato per 52 ore, senza la possibilità di muoversi, un uomo schiavo nonostante si definisca libero che nonostante tutto non rinuncia alla vita e cerca in tutti i modi di essere più forte di quello che sembra essere il suo destino.

La fragilità di quell’uomo non è la mina sotto il suo piede, è tutto quello che gli è successo, tutto quello che ha passato e che lo ha reso la persona che si ritrova ad essere; i litigi, i pugni, i pianti, i sorrisi sono parte del suo passato che rivive lentamente e che lo hanno portato giorno dopo giorno ad essere ciò che è.

E’ un film che fa riflettere sulla condizione di tutti gli uomini, che fa capire che in fondo, anche se non ci troviamo a combattere nel deserto, anche noi mettiamo continuamente i piedi su piccole mine che esplodono un giorno dopo l’altro facendoci uscire sempre più frantumati dalle situazioni della vita.

Qui il trailer

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Amiche per empatia

Empatia,  da greco en ‘dentro’ e -pátheia  da pathos “sentimento”, stare dentro il sentimento di un’ altra persona.
Empatia, così difficile da provare, ancora più difficile da creare, tranne in un caso: con la propria migliore amica.

Ammettiamolo donne, non importa quanto bene stiamo con il nostro uomo, l’empatia che si crea con la migliore amica è sempre qualcosa che andrà oltre.
No amici, non ve la prendete, voi maschietti siete quasi  perfetti, però capite, la relazione tra una donna e la sua migliore amica sarà sempre un gradino più in alto.

E’ il pensare le stesse cose nello stesso istante, gli sguardi che parlano più delle parole, i messaggi, tantissimi anche per raccontarsi stupidaggini e poi non sentirsi mezza giornata, magari, e sentire come una mancanza nella propria quotidianità.

Cantare a squarciagola in macchina le canzoni di Tiziano Ferro, ballare fino a non reggersi più in piedi, i brindisi a quelle sere d’estate che vorremmo non finissero mai.

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L’amicizia tra donne è qualcosa che non si spiega, la si può solo vivere.
I sorrisi complici, gli screenshot infiniti, le foto compromettenti, i pianti nascosti, gli abbracci veri.

“Ti devo confessare una cosa: sto guardando il Grande Fratello” “Anche io!”

Il pensare le medesime cose sulle persone, l’antipatia verso la stessa persona, il sarcasmo che non capisce nessuno, tranne lei.

Avere un’amica con la quale parlare è molto più importante di qualsiasi gruppo di amici a caso.
Avere un’amica con la quale confrontarsi può solo migliorare noi stessi.
Avere un’amica sempre accanto è mille volte meglio che avere tanti amici all’apparenza.

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Like a party

Oggi quello che sono è il risultato delle persone che mi sono ( e non ) state accanto nella vita.
Fidanzati, amici (ma sopratutto amiche), colleghi, parenti, la maggior parte ormai lontani, ma del resto, non importa quante persone vengono alla tua festa, ma chi alla fine resta a darti una mano a sistemare.

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Due mesi prima della mia grande festa distribuisco gli inviti a tutti quelli che conosco e non, sono tutti contenti, verranno quasi tutti, tranne qualcuno che mi ha detto “no” prima che gli dessi l’invito, come se sapesse già che la mia festa non gli sarebbe piaciuta, che il cibo non era adatto e la musica non gli sarebbe andata a genio; “vabbè, tanto a rimetterci sono loro” si dice dalle mie parti.

Sarà, però io volevo almeno dargli l’invito.

Poi ci sono quelli che esordiscono con un “ah ma proprio quel giorno ho un impegno, dai cercherò di fare il possibile per venire”, il loro impegno è guardare serie TV e mangiare fino a scoppiare, una presa per il culo insomma.

Poi abbiamo quelli a cui dai l’invito e fino a cinque minuti prima dell’inizio della festa non sanno se venire o no e si fanno mille problemi e ti mettono ansia e ti stressano talmente tanto che alla fine li preghi di non venire.

Do l’invito anche a quelli che rispondono con grande entusiasmo “ma certo!” “Ma vengo” “che bello!” Balle, balle, balle. Non verranno mai alla tua festa.

Invito alcune persone, un piccolo gruppo, convinta che mi diranno subito di no; invece accettano subito volentieri.

Poi ci sono quelli a cui non c’è bisogno di dare l’invito, perchè loro sono la festa, tutti i giorni a tutte le ore, quelle cinque/sei persone che rendono la tua vita un po’ meno deprimente; quelli che rimangono alla fine ad aiutarti a mettere a posto, come se fossero a casa loro; quelli che ti vengono a fare visita senza preavviso e che mangiano i tuoi biscotti.

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Grazie a tutti voi, teste di cazzo e non, finti buonisti e gente veramente per bene, persone che ci tengono e non, io oggi sono così, un po’ disagiata, ma fottesega, sono io.

E non mi interessa.

Care matricole

Scegliete una facoltà che vi faccia sentire vivi, che risvegli in voi la passione.
Non scegliete la facoltà definita “più difficile” per potervene vantare o quella definita “più facile” per poter velocizzare questo processo quasi obbligatorio ormai, non è una gara, è la vita.

Scegliete un corso di laurea che vi faccia stare bene, che vi faccia svegliare presto al mattino, con la voglia di spaccare il mondo e che vi faccia andare a letto la sera distrutti ma con il sorriso sulle labbra.

Care matricole, scegliete una facoltà che rispecchi il vostro talento, non importa quale esso sia, saper tradurre il latino senza dizionario, saper avere a che fare con i bambini, saper ascoltare, sapersi prendere cura delle persone.
Scegliete una facoltà che vi apra la mente (e il cuore), che vi faccia venire voglia di scoprire sempre di più, di migliorarvi.
Scegliete una facoltà non perchè vi darà un lavoro ben retribuito ma perchè vi darà il lavoro dei vostri sogni, che sia fare il medico, l’astronauta o l’insegnante di matematica.

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Care matricole, scegliete una facoltà guardando le materie del piano di studi e immaginando un futuro in quel campo, non per soddisfare l’ego dei vostri parenti, non siete nati per questo.
Scegliete un corso di studi che vi faccia ri-innamorare giorno dopo giorno, che nonostante le tante difficoltà che incontrerete, non avrete voglia di mollare, perchè il desiderio di portare a termine gli studi, il desiderio di ottenere la tanto ambita nomina di “DOTTORE” è più forte di tutti i segretari scorbutici, di tutti gli esami impossibili e di tutti i professori stronzi.

Scegliete un corso di laurea che sia all’altezza del futuro che vi meritare e che desiderate, non per farvi pressione, ma da questa decisione dipende la vostra vita.

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P.S. Ovviamente scherzo, da questa decisione dipenderanno solo i prossimi 3/6 anni ❤️